Alessandrencesioni

L’ARMINUTA

L’ARMINUTA è un libro di Donatella di Pietrantonio.
Negli ultimi due anni mi sono appassionata di crescita personale, di psicologia, di cambiamento, e ho messo da parte libri di narrativa. Nei miei soliti eccessi, ho addirittura ritenuto di aver in qualche modo ‘sprecato’ un sacco di tempo leggendo racconti, novelle, romanzi, perché sì possono essere belli, possono essere profondi, ma quanto davvero ti segnano? Quanto davvero ti lasciano? Alla fine, se vogliamo, non son altro che storie, spesso inventate, che lasciano a te gran parte del lavoro di interpretazione. E se ti sfugge qualcosa, o tutto, hai ‘perso tempo’, appunto, senza imparare nulla. Invece i saggi, i libri di crescita personale, sono preziosissimi! Ti insegnano sempre qualcosa! In modo chiaro, spesso semplice! E fai sempre uno step verso la comprensione di te, degli altri, del mondo.
Quanto sono binaria.
Una mia amica, per mia fortuna, mi ha regalato questo libro, L’arminuta appunto, cioè la ritornata in dialetto abruzzese.
> E’ una storia vera? – Le ho chiesto speranzosa (una biografia, nella mia testa, aveva più senso – io che solo qualche anno fa fuggivo qualsivoglia biografia…”che senso ha vivere la mia vita leggendo la vita altrui?” – mi sembrava un controsenso…a dimostrazione ulteriore, se ce ne fosse bisogno, di quanto cambi idea…Non chiedetevi come mai abbracci la teoria che cambiare idea sia sintomo di intelligenza! ehehehe )
>> No! Ma potrebbe esserlo -risposta semplice, ma ora che ho letto il libro, non è affatto banale. E’ vera, questa risposta, quanto vero è questo libro.
Sabato durante la controra questo libro mi ha chiamata.
Ne ho diversi nella libreria che attendono di esser letti, ancor di più nel kindle, ma quello sguardo in copertina, quel titolo, mi hanno incuriosito. E poi, tra perder tempo sui social e su una narrazione, ho preferito la seconda, anche – non lo nascondo – per compiacere la mia amica che ci aveva tenuto a farmi questo regalo.
L’ho letto in due giorni, solo perché ho dovuto fare altro. Altrimenti l’avrei divorato in molto meno.
La storia di questa ragazza mi è entrata nelle vene, e ancora oggi dopo tre giorni non smetto di pensarci. Non so da quanto non mi accadesse. Perciò ho ripreso in mano questo blog, perché non so se sono l’unica a non sapere di quest’autrice, a non conoscere questo libro, ma se c’è un lettore immaginario che verrà qui ignaro di cosa stia parlando, allora sarò contenta di dirgli: vai e compralo, dagli una possibilità, non ti deluderà.
E’ una storia che potrebbe essere vera. Ogni riga che leggevo ho odiato la mia amica per avermelo regalato, e contestualmente l’ho ringraziata. Profondo, vero, crudo, duro e… emozionante. Mi ha emozionato. Una tensione sottile nel corpo, un nodo leggero alla gola. Quello che racconta, è reale. E’ la vita come era qualche anno fa. Dura. Cruda. Vera.
Non ti dirò di cosa parla il libro, nel web ci saranno recensioni a profusione a riguardo.
Ti racconterò cosa è questo libro.
Riporta memorie che non hai mai vissuto, una miseria (la miseria è più della fame come si dirà in un passaggio) che ti è stata raccontata e che accomunava molti, così maledettamente dissonante rispetto alla realtà frastornante di oggi. Quel silenzio telematico e visivo, quell’assenza di rumori e frastuoni, che ti faceva vivere l’essenza delle giornate e soprattutto delle persone, degli affetti. Il tempo lo dovevi vivere, non ti sfuggiva dalle mani mentre inerte e annichilito guardi social.
Tutto era amplificato: sia nel negativo che nel positivo. E nonostante il negativo fosse molto più presente: c’era meno, c’era poco, c’era difficoltà, c’erano convenzioni sociali, c’erano molte più ingiustizie, c’era sottomissione, c’era disperazione…nonostante tutta questa fatica di vivere che mi arriva, c’era semplicità, c’era l’apprezzare le cose semplici – ma davvero semplici, come il sapore di un frutto, come il vedere il mare – e i legami profondi erano indissolubili.
Parlare ad un anno e mezzo dalla pandemia che ha sconvolto il mondo intero di quanto cose semplici portino anche maggiore serenità dell’avere (avere case, oggetti, posizioni di prestigio, etc) magari è più immediato capirlo.
Probabilmente intento dell’autrice non era far vedere una realtà che non c’è più per disprezzare l’attuale, ma un confronto a me viene naturale farlo, e non penso che fosse ‘meglio’ come si viveva un tempo, piuttosto penso che ora si viva molto peggio di come potremmo.
Di Pietrantonio in questo racconto è riuscita con una immediatezza di linguaggio disarmante, a farti capire cosa è la vita, senza darne definizione alcuna.
Questo libro mi ha fatto sentire stupida nel mio ragionamento binario: un buon romanzo, tanto più se arriva al momento giusto, non solo ti insegna, ma rispetto ad un saggio ti fa provare durante e dopo la lettura qualcosa di ancora più prezioso, che a mio avviso è il vero senso della vita…l’emozione.

Provare emozione è l’attenzione che metto nella mia quotidianità, perché non è scontata, e mi fa sentire viva.

Se lo hai letto, o se ti ho incuriosito, fammi sapere con un commento.

Alessandra

Col pensier vagando

Vecchiaia

Noiosi, terribilmente noiosi ho sempre trovato quei vecchi che ci tenevano a dire quanto ai loro tempi fosse meglio la tal cosa. Tra questi spicca la figura di mio padre, che da picciridda vedevo come una persona GRANDE, mentre ad oggi non riesco a vedere come un anziano… Penso che certi affetti “siano” e basta, a prescindere dal tempo che passa… Ma sto già divagando.

Dicevo: Padre, brontolone sulla qualsiasi, ci ha sempre tenuto a sottolineare come ai suoi tempi si giocava meglio pur senza giocattoli, si sfruttava di più il tempo, nella povertà pur avendo meno stavano meglio e blablabla.

Noia. Pensavo tra me e me: ormai è così, a che pro parlarne. Ebbene, ho capito che sto iniziando ad essere vecchia. Sono in un posto di mare, sull’adriatico, e sia nella casa dove pernottiamo non c’è campo, sia in spiaggia il cellulare ha pochissima linea. Isolamento social “forzato”. Dove per “social” non intendo solo le ben note app (e wordpress può essere considerata tale), ma anche la semplice messaggistica in tempo reale (whatsapp, telegram)… E che bellezza è, questa forma di “silenzio”? Il non essere sempre costantemente connessi con tutti, con il mondo, il non sapere e parimenti il non far sapere in ogni istante quel che accade? Anche queste sono ferie. Così il pensiero è volato alla mia gioventù, quando mi salutavo con le mie amichette e amichetti del tempo, perché iniziavano le vacanze e ci saremmo sentiti solo a settembre!

> Certo, dammi il tuo indirizzo, ti spedisco una cartolina! Aspetta ti do anche il mio!

Tornare a casa a vacanze finite e vedere nella cassetta quante cartoline erano arrivate, telefonare all’amica per concordare su quando vedersi per aggiornarsi su tutto quello che era successo!

Tutto ciò, le nuove generazioni, non lo proveranno mai! Eternamente connesse. E così mi sento un po’ vecchia: perché aimieitempi non avevamo il cellulare ma non stavamo peggio, ci godevamo di più il tempo della vacanza, con i nuovi amici che ci facevamo nel posto scelto, e con una rinnovata contentezza ritornavamo poi dagli amici di comitiva lasciati in città per abbracciarsi, per ritrovarsi, per raccontarsi.

Accolgo con gratitudine questa assenza social imposta, rimembro con un sorriso il tempo che fu e assaporo il presente. Il risvolto positivo del sentirmi vecchia, è che ho bei ricordi da condividere…

Vediamo, ora, di aggiungerne nuovi 🙂

Alessandra

Col pensier vagando

Cartoline Visive

Ferma proprio non mi so stare.

Mi son sempre lagnata di essere sola, di non avere un compagno, ma da qualche tempo che sto lavorando su di me, sto cercando di avere un atteggiamento positivo nei confronti della mia quotidianità, e di conoscermi meglio. Magari te ne parlerò più avanti. E la mia solitudine fa parte di una medaglia il cui altro aspetto è decisamente positivo: sono totalmente padrona della mia vita, completamente libera di organizzarmi il tempo come più mi aggrada.

Spesso si vive senza coscienza. Quindi pur non avendo mai realizzato il privilegio di essere autonoma, di fatto l’ho sempre sfruttato molto nel modo che mi è sempre venuto spontaneo: viaggiando. La libertà di decidere un minuto prima di prendere un treno, un aereo, la macchina, e partire e poi farlo davvero, mi fa sentir scorrere l’adrenalina nelle vene.

Commentavo con una mia amica, tempo fa, che per quanto il viaggio in Italia, in Europa, sia bellissimo, è nel viaggio intercontinentale che ti si apre una finestrella ignota, che non sai di avere nel cuore e nella mente, e che ti crea dipendenza. Una volta aperta quella finestrella non è possibile chiuderla, e necessiti anzi di far entrare quante più immagini possibili.

Aneli cartoline visive.

Ti aiuta poi a vedere, almeno con me ha funzionato così, anche i posti nuovi italo/europei con una ancor più rinnovata curiosità.

Quest’anno doveva essere l’anno del Giappone, meta che rincorro da tempo, ed era tangibile tra guida in una mano e i biglietti già pronti nell’altra. Il Covid ha cambiato i piani, e non sono per nulla scoraggiata. Il Giappone mi vedrà calpestare prima o poi la sua bella isola.

Adesso rotolo verso sud, verso il mare che tanto mi manca: contentissima di riassaporare il suo profumo inconfondibile, il rumore così terapeutico delle sue onde, qualsiasi sia il suo mood del momento – calmo, mosso, agitato.

Il mare mi parla, mi dà pace: che io la cerchi o meno. Fa anche a te lo stesso effetto?

Alessandra