Scleri

Nihil morte certium.

Ultimamente mi è capitato di ri-scontrarmi con il Latino.
Studiato pedissequamente durante il liceo, di fatto tra noi c’è stato un rapporto di amore-odio: tanto nella grammatica primeggiavo quanto nelle traduzioni mi perdevo. L’enorme opzione di significati che ogni termine poteva avere mi provocava un’ansia nuova* davanti alla prospettiva di possibilità diversissime di interpretazioni che mi si presentavano.

*Mi faccio tenerezza…provare ansia per ciò, quando ben altre ansie per ben più seri motivi mi si sarebbero presentati da lì a qualche anno…

Le possibilità! Dicevo. Memorabile (= traumatizzante) fu un compito in classe di una traduzione a cui non riuscivo a dare un senso e che ruotava sulla storia di un malefico malum (che io avevo tradotto come cattivo) per poi, alla fine dell’ora, scoprire che quel termine voleva anche dire tutt’altro (mela!!!). E il mio vocabolario (l’odiato Campanini Carboni) annoverava la mela come una delle ultime possibilità. E le ultime possibilità, erano anche le poco probabili, ergo le ignoravo. Quindi No. Proprio no. Da quel momento fu guerra aperta: Latino, come ti permetti di far assumere ad uno stesso termine il significato di cattivo e di… mela?  Che problemi hai, esattamente? Qualche legame con Grimilde**? (**le citazioni, solo quelle serie e auliche: è la strega cattiva di Biancaneve).
Direi che è vagamente intuibile come l’umiliazione per la mia idiozia palesatami per non aver minimamente considerato l’opzione mela mi brucia ancora. Oltre al bassissimo voto che riuscii a prendere.

Non parliamo poi della cosa che più quasi mi irritava ed indispettiva: se capisci la matematica allora sai anche capire il latino! Dicevan tutti! Io amavo la matematica. Quoque tu, latino maledetto, con la tua possibilità ennesima di traduzioni, mettere subdolamente a sindacare la mia comprensione della ragionevole e logica matematica?!

Giunta all’esame di stato, e alla relativa agitazione, il mio training autogeno calmante era solo un pensiero (e son veritiera nel riportare ciò): Alessandra, alla fine di tutto non dovrai mai più sfogliare un vocabolario di latino! Mai più! Quale Gioia, gioia infinita dopo il temuto orale di maturità, ho provato nel consegnare il vocabolario a mia madre: ah sì perché per non farci mancare la legge del contrappasso, la mia cara mamma era docente, tra le altre materie, di latino. Non insegnava a me, ovviamente.

Ebbene? A che pro tutto questo discorso?

Come da incipit: ultimamente mi è capitato in un discorso con mia sorella di trovare una frase latina, non un proverbio noto, ma una frase semplicemente in latino…Gliel’ho tradotta d’emblée: mi ricordavo i termini, e ho saputo tradurla io che ho preso i miei bei voti bassi, mentre lei che ha sempre eccelso in qualsiasi materia non ne aveva memoria alcuna. La giustizia sempre. E soprattutto Alessandra: sempre ottimo tempismo nel far vedere che le cose magari le sai. Appena una 18ina d’anni sfasata, applausi a me.

Dulcis in fundo oggi volevo prendere simpaticamente in giro un collega/amico che coscientemente assume un’aria da prof e ho googlato per attribuirgli una materia inesistente in cui poterlo definire docente.. Ebbene dopo aver trovato un traduttore on line, ho inserito il termine italiano per sapere il corrispondente..Ed ecco che il gentile sito mi ha risposto così

latino

 

Nihil morte certium. E anche da morto, Latino, ti burli di me.

Alessandra

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(Dis-)Avventure

Clacson: istruzioni per l’uso

Giunta a Firenze dopo l’università, uno dei primi giorni di lavoro, durante pausa pranzo nel mio procedere a mensa dall’ufficio un mio collega mi fece simpaticamente notare che avevo l’incedere pigro di chi guarda le vetrine dei negozi: tranquillo, senza fretta alcuna. Ne ridemmo, convenendo che la rinomata differenza tra Nord e sud sulla velocità di camminata aveva un fondo di verità.

Ebbene se da un lato posso testimoniare ciò, dall’altro c’è qualcosa di diametralmente dissonante che un turista nelle lande baresi deve sapere, se viene a visitare la mia terra in auto.

Situazione tipo a Bari: sei fermo al semaforo rosso e sei il primo della fila.
Ad un certo punto, qualcuno dietro di te strombazza il Clacson in maniera nervosa, iniziando visibilmente anche a lamentarsi affiancando alle smorfie labiali un gesticolare di braccia spazientite.
E mentre ti stai chiedendo a cosa sia dovuta questa reazione eccessiva, ecco subitaneamente il rosso del semaforo, diventare verde.
Tutta la flemma che i baresi hanno nello spostarsi a piedi, si dissolve al volante…
Non è nota quale sia la loro destinazione, ma l’unica certezza è che vanno tutti di fretta e tu sei sempre troppo lento per i loro impegni!

Giovincella andai a trovare una mia amica a Rignano Garganico, un delizioso comune italiano del foggiano posto su un’altura, un po’ isolato. Per entrare e uscire dal paesino c’è una via principale, che costeggia il cimitero. Ogni qualvolta, ogni qualvolta, si procedeva per quella strada, ad un certo punto si sentiva nitido e secco il suono di un clacson.  Alla mia domanda incuriosita sul perché, la mia amica mi spiegò che lo si faceva sempre in corrispondenza del cimitero, in quanto era un saluto ai defunti!

Paese che vai, uso del clacson che trovi! Almeno nelle Puglie!
E nella tua città il Clacson viene usato banalmente come da istruzioni di scuola guida?

Alessandra

Col pensier vagando

2018 – Cosa Lascio e Cosa Prendo

Quest’anno mi è capitato di fare dei work out con la Croce Rossa, e l’ultimo è terminato con un saluto da parte di ognuno che esprimeva il Cosa lascio e cosa prendo dalla giornata trascorsa.
Nulla di inventato, ma mi è piaciuta molta come chiusa anche perché ti permette di mettere un punto, e di prestare attenzione e consapevolezza su quanto si è appreso di sé (o di altro) di cui ci si vuole liberare (cosa lascio) e piuttosto su quanto ci si impegna a perseguire perché ci fa stare bene/meglio (cosa prendo).

E quindi ecco il mio Cosa lascio e cosa prendo del 2018.

Cosa Lascio
L’adolescenza.
Tardiva, dirai tu, lettore immaginario. In senso lato intendo ovviamente: visto che le cose da ‘adulti’ non le ho ancora fatte (comprare casa, convivere, sposarmi..) e perché vivendo da sempre sola, quando scendevo per le feste c’era mamma che pensava a tutto, ed io ero compresa in quel tutto 🙂 Una bella campana di vetro no? Così ho iniziato col prendermi cura degli altri: con la croce rossa in primis, e a Natale per le bene(/male)dette feste mi sono fatta da parte rimandando gli amici e i miei giri,  a favore di ciò che è considerata semplice gestione di una famiglia dai più, coordinata finora abilmente da mia madre senza far pesare mai niente a nessuno (mi chiedo costantemente come facesse…), mentre da me è stato (ed è attualmente) vissuto come impegnativo la-vo-ro quotidiano tra faccende casalinghe (considerando le 5 persone con cui per le vacanze natalizie convivo) e intrattenimento del nipotame.

Cosa prendo
Il Lascia Che Sia.
Un 2018 che come mai mi ha portato grande dolore, una profondità di dolore inspiegabile, duro, un dolore cattivo per la crudezza e ferocia con cui mi è stata strappata mia madre, il primo amore, la prima cosa bella della mia vita. Ma non solo. La mia migliore amica qualche mese dopo ha chiuso bruscamente una saracinesca senza possibilità di confronto alcuno – che forse è la cosa che più mi ha ferito.
Due punti di riferimento crollati. Il 2018 è l’anno della perdita atroce che mi ha fatto provare realmente il significato dell’espressione ‘stringere il cuore’ .
Una mia amica mi ha detto, a fronte di tutto ciò, che dal dolore dobbiamo trarre degli insegnamenti, per far sì di dare un senso a tutto e di generare almeno un frutto: ho preso la doppia sofferenza, l’ho assunta, vissuta appieno e cercato di far nascere qualcosa di buono.
Così ho imparato da un lato ad accettare la morte senza farmi sopraffare dalla sola disperazione più cieca, e dall’altro mettere da parte la mia tormentata ricerca di un confronto con la mia amica per accettare – ancora una volta-  la sua decisione di tagliarmi fuori dalla sua vita senza parola alcuna.
Lascia che sia – ovvero accettare-  come deve essere.

Mia sorella
Pensate a due delle persone più diverse e vi avvicinerete a me e Manu. Algebricamente siamo ‘x’ ed ‘1/x’. Nonostante l’anno appena di differenza che ci separa, ho sempre cercato amiche piuttosto che lei. Ci eravamo avvicinate già negli ultimi anni, ma il mal comune è vero che unisce. Per quanto continuiamo a vedere tendenzialmente le cose in modo diverso, con la mancanza di mamma ora abbiamo lo stesso filtro negli occhi che inevitabilmente  copre di un velo di grigiore tutto ciò che ci circonda.

Il Qui ed Ora.
Se non si è capito, leitmotiv di questo allegrissimo 2018 è la perdita con tutto ciò che ne comporta. E dopo tanto dolore, punto il faro di luce su di me, finalmente. Non mi lamento di quel che non ho, di quel che ho perso (il mio tempo, primo fra tutti). Mi focalizzo su cosa posso fare di attivo e pratico nell’imminente, nel qui ed ora, e costruire pian piano così ciò che davvero desidero modificare della mia vita e cerco di lavorarci ogni giorno.

Aspetto domani per un nuovo inizio: sì coinciderà con un nuovo anno, ma come mai prima mi sento l’unico timoniere della mia barca, e avrò meno paura di cambiare direzione se non troverò la mia isola.

Buon Anno lettore immaginario, che il 2019 ti porti quel che desideri…Quindi attento a quel che desideri! 🙂

A presto
Alessandra

dav

Scleri

Intolleranze

Non sopporto l’arroganza, né la presunzione che ti mettono spesso a tacere perché solo chi parla ‘sa’ e pensa di averne il solo diritto.

Non sopporto gli ignoranti che appena diventano più di due, son capaci di far sentire te il diverso e l’anomalo.

Non sopporto le ingiustizie sul lavoro dove, se sei dipendente, impari amaramente cosa sia la (non) libertà.

Tutte belle parole, queste qui sopra, non è vero? Piene di principi.

Mai avrei immaginato, un giorno, di ritrovarmi ora in questo preciso momento, sul tavolo della casa in cui sono cresciuta, a scrivere queste parole: non sopporto gli oggetti, le cose. Vi odio profondamente, tutti, uno per uno. Perché voi siete ancora qui, inamovibili e immutabili, totalmente inconsapevoli dei ricordi a voi associati, mentre mia mamma è a qualche chilometro di distanza, sotto terra.

L’inutilità persiste e pezzi di cuore muoiono: Ironia, mi sei sempre piaciuta, ma inizio a tollerare poco anche te.

Alessandra

(Dis-)Avventure

Note di Viaggio & Sfighe – Indonesia

E quindi son andata in Indonesia. Tutto bello, felici e contente?
Ahahah! In realtà no, abbiamo accumulato diverse disavventure e diverse note di viaggio che desidero condividere…Partiamo dalle ultime.
Note di viaggio
1- Nei 4 voli interni presi ho constatato che gli autoctoni non viaggiano con borsoni ma con scatole occasionali.

2- Il gate dell’aeroporto interno di Pungkalanbun nel Kalimanta è di fatto un portale spazio temporale di accesso diretto agli anni 20: l’hostess che ti accoglie per verificare il biglietto è semplicemente seduta ad una cattedra con sopra una stampante (o fax?) che sputa fogli infiniti la cui utilità è sospetta considerando che vengono ignorati anche da lei.

3- Nel bagaglio a mano acqua e forbici non son proibite, mentre devi dichiarare se imbarchi in stiva ipad e altri dispositivi elettronici (il mondo a testa in giù!)
4- Nei vari km macinati in macchina abbiamo incontrato spesso degli ausiliari del traffico: ci han spiegato che sono volontari che si mettono una giacca fosforescente ed in perfetta autonomia decidono di aiutare la circolazione (!!!). Gli autisti così si avvicinano e sovvenzionano questo servizio gratuito con mance libere.
5- Ogni volta che si devono pagare, gli indonesiani stropicciano i soldi,e li danno appollottolati (?!). Mentre quando ai vari mercati a cui siamo andate pagavamo, coi soldi dati il commerciante di turno si metteva a ‘pulire’ la merce benedicendola, dopo aver rigorosamente benedetto noi 🙂
6- Agli incroci trovi macchine con freccia lampeggiante a sx, freccia a destra e….ambo le frecce! La spiegazione è ovvia: se per andare a sinistra metti la freccia a sx, e per andare a destra metti la freccia a destra, va da sé che per andare dritto avvisi mettendo le 4 frecce!
Interessante, nevvero?!
E ora veniamo alla parte succulenta del post: di fatto in ogni viaggio che si rispetti ci son gli imprevisti, quelle cose inaspettate che puoi raccontare al rientro…
1. Tanto per cominciare son partita accipinata, come si direbbe dalle mie parti. Ovvero con un dolore trascurato da luglio pensando ottimisticamente che col riposo sarebbe passato, dimentica che ad una certa età ormai tutto va curato. Iniziamo quindi con una visita alla guardia medica la notte prima della partenza poiché il dolore si era acuito e con una prescrizione di pasticche di Voltaren per 6giorni, più preghiera annessa che il muscolo piriforme infiammato mi lasciasse in pace. Ottimo inizio…o meglio inDizio di quanto sarebbe accaduto….
2. Perché poi partire con solo un acciacco fisico, rendiamo tutto più frizzantino: invece di rischiare di beccare un virus gastro intestinale in indonesia, partiamo direttamente in sua compagnia da Roma.
Son del sud, e da noi bisogna abbondare, sempre!
3. I soldi.
Nonostante abbia viaggiato spesso in oriente, e sappia benissimo (e se non lo sai lettore immaginario, sallo!) che è meglio andare con un cospicuo numero di contanti e non affidarsi al solo bancomat, poiché con la testa non ci stavo affatto, son caduta in un errore da pivella.
E lì le disavventure si son susseguite a cascata!
Così per quanto in Indonesia il cambio è vantaggiosissimo per noi europei, di contro è molto poco quel che si può prelevare al bancomat E tutti (anche gli hotel vari in cui abbiamo pernottato) vogliono farsi pagare in contanti. Somma tutto ciò, aggiungi che il viaggio è stato organizzato last minute con tutti i pagamenti effettuati on line ad agosto, mischia bene e avrai come conseguenze: carta bloccata (della mia amica) e massimale raggiunto da entrambe. Povertà vera ho avuto il piacere di conoscerti!
Ci vogliamo davvero fermare a 3 punti? Possiamo fare di meglio.
4- Mentre vedevamo gli oranghi, una pioggia torrenziale, fittissima, improvvisa ci ha colto e ho dovuto camminare per 45minuti in una strada a cielo aperto per raggiungere la barca…Guardando film di protagonisti che si trovano in situazioni analoghe ho spesso pensato quanto potesse essere divertente…
Beh provi tante cose, sì, ma il divertimento ecco quello proprio no.
L’ebbrezza di non avere alcuna parte millimetrale del mio corpo asciutta, percepire tutti gli indumenti perfettamente attaccati alla pelle, sentire il cikciak delle pozzangherette (stagni?!) tutte private che ti si son create nelle scarpe e in cui affondano i piedi ad ogni passo, è quanto ci sia di più lontano dall’immagine di divertimento che avevo in mente.
Per non parlare poi del fatto che quando tutto si è placato, il mio aspetto non aveva affatto la condizione di fradiciamafiga che hanno le protagoniste dei film.
(Mi potrei fare due domande, ma il sesto senso mi suggerisce di non ascoltare le risposte!)

Ti dico solo che l’orologio ci ha messo 1 settimana per evaporare tutta l’acqua accumulata.
4– Viaggio organizzato per il 95% via internet con scambi di mail tra albergatori e noi. Gli ultimi tre giorni erano in una isola dove non c’è nulla eccetto bungalow per dormire e il ristorante della struttura. Unico modo per raggiungere l’isola è tramite speedy boat dall’isola principale. Fin qui, facile no? Beh, ci sarebbe un dettaglio: se non sai l’orario di partenza della speedy boat inclusa nel prezzo (già saldato) del resort, non puoi raggiungere l’isolamento agognato…Ora indovina… qual è l’unica mail che non ci è mai pervenuta (mistero cibernetico) e che ha portato a dover provvedere da sole al transfert e ad un pagamento extra?
5- Infine, a fronte di questo elenco, aggiungere anche una ordinaria ruota bucata, cambiata prontamente sul momento, può sembrare quasi senza sapore. Ma, ma. SE tutti almeno una volta si son trovati con una ruota forata, chi può dire di essersi ritrovato nell’oceano bloccati da una bottiglia di plastica che ingolfa la speedy boat che ti sta portando all’aeroporto con il volo in partenza da lì ad un’ora? Solo alti livelli di sfiga qui.

E sebbene di alcune (molte? tutte?) di queste disavventure ne avrei ben fatto a meno, hanno contribuito a rendere unico questo viaggio, aggiungendo sfumature ad un colore che altrimenti sarebbe stato sicuramente più uniforme.

Alessandra

(Dis-)Avventure · Col pensier vagando

Sliding doors

Luglio 2018.
Meta scelta: Indonesia.
Agosto 2018: scosse di terremoto fanno tremare Lombok e Gili, tappe d’uopo per fare del bel mare a Bali. Ogni domenica una scossa con relative gravi conseguenze tra i locali e i turisti.
Far saltare il viaggio non l’abbiamo mai considerata realmente come opzione…
Il nostro itinerario prevedeva una 15ina di giorni di tour e trekking e levatacce prima dell’alba, ma poi desideravamo fare relax godendo del mare indonesiano! Quindi dove si va? Eva si informa: ci sono le isole Flores, ma sono un po’ care per la media dei prezzi locali e più lontane, infatti c’è da prendere un ulteriore aereo interno.
Per un totale di 4 aerei, considerando gli altri spostamenti…
Son della filosofia che quando si inizia questo genere di balli, ha poco senso mettere paletti – a meno di impossibilità oggettive – anche perché, quando ci ritorno in Indonesia?!
E quindi come da programma dopo diverso girovagare a Bali, giungiamo a Lubuan Bajo, e in loco prenotiamo un tour di un giorno con barca tradizionale indonesiana che prevede:
– prima tappa Padar.
È un luogo che toglie il fiato: fisicamente, considerando i millemila scalini in salita che ti aspettano sotto il sole ed il caldo, e metaforicamente per quel che i tuoi occhi si trovano davanti.
La sensazione che ho avuto è stata quella di nuotare con gli occhi. Mai provata prima quindi non so quanto sia comprensibile, ma quando un domani lo rileggerò almeno io saprò cosa intendessi 🙂 Dalla cima si vedono 3 spiagge diverse: bianca, rosa e nera, ma lo sguardo si immerge in ben altro. Spazi immensi di cielo e mare dai colori pastello, interrotti da collinette aride ma armoniose con l’insieme.

E il tempo si ferma.
Riprende solo l’ossessione che ti viene spontanea: fotografare. Ogni centimetro, ogni millimetro su cui si posa il tuo sguardo. È tutto talmente bello, talmente nuovo, che desideri solo si protragga per quanto più tempo possibile quello spettacolo davanti a te, e l’unico modo trovato ad oggi dall’uomo per fermare il tempo, è la fotografia. Istantanee su Istantanee.

– seconda tappa: Pink beach…. Che è veramente rosa!!! Il contrasto tra il verde acqua intenso del mare che giungeva con abbondante schiuma, sulla spiaggia color fenicottero è stato uno spettacolo raro! Sembrava di camminare in quei gelati panna e fragola!!! La sabbia poi era soffice e accogliente (accogliente? Eppure questo aggettivo le si confà totalmente!) che non si attacca veramente al corpo… Ci prova anche, ma alla fine sapientemente decide di rimanere lì, in questo posto incantato. Non ho potuto fare foto di questo angolo di paradiso raggiunto nuotando,e per quanto fossi dispiaciuta, ho cercato di ingoiare ogni fotogramma nella mia memoria, così da avere un posto tranquillo dove rifugiarmi, un domani.
– la terza tappa, infine, è stata quella che più bramavo per curiosità ed inquietudine: i draghi di Komodo, i varani nell’isola di Rinca. Veri e propri predatori ‘cannibali’, il ragazzo da cui eravamo andate per pagare il tour al termine delle varie formalità se ne è elegantemente uscito con Do you have period?… Eva si era stupita lì per lì dell’interessamento, io ahimè avevo già inteso… Quindi dato che in questo in viaggio siam sempre state in tre (Eva, io e la Sfiga), il tizio si è premurato di avvisare la guida e raccomandato me di stargli sempre vicino poiché i draghi sentono l’odore del sangue e se non si son nutriti la volta al mese in cui si cibano, potevan far banchetto. Ottime premesse.
D’altronde i draghi mangiano anche i loro figli, quindi perché farsi scrupolo di un’umana qualsiasi? Comunque anche se alla fine sono stata un po’ avventata tutto è andato per il meglio, e ho potuto vedere uno scambio ben poco amichevole tra due varani scatenato dalla nefandezza di uno dei due che ha ben osato avvicinarsi all’altro. Della serie manie di protagonismo ne abbiamo?

Infine, dopo questa giornata intensa, abbiamo raggiunto l’isola di Seraya: il resort Sudamana ci attendeva.

Tre giorni di snorkling nella barriera corallina vedendo polpi! Cavallucci marini!! Ricci, stelle marine arancioni, nere e blu! Pesci di ogni forma e dimensione tra cui uno eeeeenorme grande quanto il mio busto!!… E due squali! Piccoli, ma pur squali!… Dicevo, tre giorni di snorkling, riposo, alba e tramonti, il tutto dormendo in un bungalow a 20 passi dal mare.

Quindi se non fossero accadute quelle catastrofi ad agosto, molto molto probabilmente non avrei mai provato la sensazione di nuotare con gli occhi, né avrei toccato con mano una spiaggia rosa, né avrei visto un Varano, né ancora mi sarei trovata in un posto da cartolina, con la differenza essenziale che in questo sfondo meraviglioso ho potuto inserire il mio, di profilo 🙂

È stato bello conoscerti, Indonesia
Alessandra
(Dis-)Avventure · Col pensier vagando

Tempo

Ci hai mai pensato a come cambia la percezione del tempo? Fino ai 20/25 anni sembra scorra lentissimo poi, di colpo, vola via.
Parlandone con un’amica, mi disse di aver letto una teoria a riguardo: nella prima fase della nostra vita abbiamo così tanto da imparare, è talmente tutta una scoperta, che ogni novità è assimilata con un ‘ohhh’ di stupore, e rallenta il tempo.
Successivamente diventa più ‘ordinaria’ la quotidianità e se ne perde il controllo.
Mi affascinò questa teoria e mi ripromisi di trovare ogni giorno qualcosa di cui stupirmi o da imparare.
Ovviamente ho fallito nell’impresa, ma questa percezione del tempo e relativa teoria mi è ritornata in mente in questa vacanza.
Fino al primo settembre (tra Borobudur, Prembanan, Bromo, Borneo) tutto è andato a rallentatore, poi è come se fosse stato messo l’acceleratore…come mai? Eppure stavo vedendo cose nuove e davvero interessanti: il villaggio degli aborigeni con le loro tradizioni, le cascate Git-git e Tegenungan con la loro forza, il tempio sul lago Bratan con la sua austerità, la particolarissima piscina dei palazzi reali Tirta Gangga, la sorgente sacra tampaksiring con i suoi riti, la casa tipica balinese con il suo concetto di apertura, la danza Barong con la sua ironia… Mi son piaciute tantissimo e le consiglio a cuore aperto! Eppure, eppure… Cosa mi sfugge, insieme al tempo?
Citando Povia (insospettabile che un dì sarebbe accaduto) la parte dell’ohhh, che meraviglia, c’è realmente stata: qui in Indonesia è tutto così diverso e lontano dall’occidente che è difficile non rimanerne colpiti o affascinati, ma citando me (oggi post di alto livello eh?!) forse mancava quella parte emozionale intensa che ti coinvolge dal profondo, creando la connessione con il momento.
Alla fine quando c’è esperienza emotiva in cui da spettatore diventi coprotagonista, allora le celle di memoria cambiano in un colore più intenso.
Il che tornerebbe con la teoria di cui sopra, poiché quando si è più piccoli ci emozioniamo molto più facilmente, no?
Certo può essere che tutto quel che ho detto sia follia, e semplicisticamente nella seconda parte del viaggio c’era un programma battente con molte più cose da vedere per questo ho avuto l’impressione che il tempo fuggisse via…
Ma son romantica, e alla fine opto per la teoria di ciò che colora il tempo e la memoria 🙂

Alessandra